Quando i pezzi non coincidono…

Il giorno che avrò finito questo puzzle che è la mia vita, quel giorno sarò morto.
 
Ma per quanto io riconosca tutta la straordinaria bellezza di comporre ogni giorno un pezzetto di un’immagine che non posso cogliere, proprio perché non c’è fino all’ultimo giorno, perché sono anche io che la disegno, mentre incastro ogni tassello al suo posto,con pazienza, ogni minuto ogni secondo della mia esistenza; per quanto lo riconosca e lo sappia, be’, è frustrante al massimo quando proprio non riesci ad attaccare niente di nuovo.
Costruisci parti di figure isolate, che non hanno senso alcuno, non hanno nulla in comune col resto. E le metti da parte, chissà dove vanno. Oppure forse hai sbagliato a montarle? forse non trovi il pezzo che cerchi perché lo hai già messo da un’altra parte, ma quello non è il suo posto. Pezzo malandrino. Ma qual è quello da spostare? Sono tutti maledettamente uguali!
 
E metti in crisi anche le cose belle che hai costruito in passato, solo perché non vedi un futuro, solo perché non hai un presente.
 
Un pezzo del puzzle.
 
 
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3 risposte a Quando i pezzi non coincidono…

  1. Mattia scrive:

    Avere un orizzonte di senso, questo è il nostro imperativo categorico al fine di intraprendere una spedizione nella vita che si coniughi con il finalismo di cui siamo intessuti.Siamo così finalisti, nella vita, che vediamo in ogni processo, in ogni fenomeno, nella sua connessione con altri medesimi la cospirazione nella mera attuazione di determinati programmi dei quali abbiamo un\’aspettativa di fondo (talvolta tale è inconscia).La fine? Spesso è deludente. Avere un senso è domanda esistenziale la quale risposta, se trovata, ci conforta e ci tranquillizza. Quando non troviamo la teleologia insita nella nostra vita, troviamo, spesso, la vertigine. Quando troviamo pace nella casualità, quella pace si chiama rassegnazione. L\’uomo manicheo sarà un uomo senza colori, dalla vista in bianco e nero, fascinosa situazione se vissuta a piccole dosi; tale uomo avrà determinazione, forse fanatismo, perchè sa concentrare il suo sguardo in un punto. Tale uomo però non sa osservare.L\’uomo relativista, che non ha fede in quanto positum, avrà poca determinazione e sarà dispersivo; costui avrà l\’atteggiamento di chi si trova davanti a una tela bianca, guarderà ogni zona, non guarderà alcun punto, vedrà tutto e niente. L\’uomo soffre perchè vorrebbe essere manicheo e relativista, finalista per sentirsi realizzato e relativista in caso di insuccesso, non ammette, se non di rado, che essere un pò dell\’uno e un pò dell\’altro vuol dire solo inciampare. Perchè credo che l\’equilibrio talvolta non si coniughi nel centro della sbarra. Bisogna scegliere e scommettere. Comunque si avrà sempre perso.

  2. Francesco scrive:

    "Perchè credo che l\’equilibrio talvolta non si coniughi nel centro della sbarra. Bisogna scegliere e scommettere".Hai colto il punto.Ma non credo che si perda necessariamente, sai. Credo che, come tutto il resto, la vittoria sia una parte del puzzle. Ti dirò di più: può darsi che se ognuno ha un suo proprio puzzle, sia dia il caso che gli manchino i pezzi della vittoria. Se invece (e questo mi piace di più) esiste un solo puzzle, e tutti lo costruiamo insieme, ognuno ha certamente una parte che rappresenta per lui felicità e trionfo: solo che quella parte, certamente, la costruiscono gli altri!Leggi "Mele Bianche" di J. Carrol. Non te ne pentirai.

  3. Mattia scrive:

    Appena possibile visto i tomi che Legge impone leggerò Mele Bianche. Sai cos\’è che mi blocca nel pensare a un progetto, inconsapevole, dove tutti s\’intrecciano nel costruire un mosaico eterno? Il fatto che credo nel crepuscolo degli dei.Sono divinità anche molte idee, hanno sacerdoti (non mi riferisco alla Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica romana) e atleti che supportano o le difendono, ma al pari degli dei antichi, alcuni per mancanza di fedeli altri per fine del culto, vanno in letargo o periscono. Un dio-idea che per me è morto è quella catena solidale, un pò leopardiana, che pian piano è divenuta giacomina e poi si è spenta. Fino a 40 anni fa ti avrei detto sì hai ragione. Dalla fine degli anni \’70 quell\’Io che faceva parte di un IO più grande, nel quale erano immersi altri-Io che si intrecciavano e concorrevano nella vita di tutti, la cui somma era L\’IO, bene questo IO è morto. Vivono mille io, piccoli, che talvolta per opportunità si costituiscono in solidal catena come gli atomi ferrosi di una spada. Alla tempra più forte delle altre tale spada, frutto di legami ferrosi, si spezza. Il passato non è migliore. Nel passato i figli dei fiori sono divenuti i cannibali degli anni \’80. Il futuro è triste perchè la competizione è ora come una gara di maratona. Si corre soli nella vita. Siamo sempre più vicini e sempre più lontani; l\’uomo d\’occidente ora è il frutto di una magra annata rovinata dalla grandine. Non esiste più un Noi esiste un trovare un io che sappia resistere. Resistere. Non vedo un costruire, vedo un resistere nella corsa. E\’ chi resiste dal principio alla sua fine.

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